A cosa serve un sito se ci sono i social?

A cosa serve un sito se ci sono i social?

Google Webmasters mi ha mandato qualche giorno fa via mail un post dal titolo: “Bring your local business online”, con la presentazione di ben 6 video su come appunto promuovere online la propria attività locale. Il primo consiglio dato da Maile Ohye (che all’interno di Google si occupa di sviluppare programmi che generino lead) è stato che non è assolutamente necessario avere un proprio sito per avere una presenza efficace sul web, in quanto un sito web richiede:

  1. molto tempo per la realizzazione
  2. competenze tecniche
  3. un sistema di protezione sempre aggiornato
  4. il costo del dominio 
    E per queste motivazioni Maile consiglia di buttarsi direttamente sui numerosi e svariati canali presenti online gratuitamente come Google+, Facebook, Linkedin, Yelp, ecc…

In questo modo si risparmiano tempo e risorse e non si rinuncia alla visibilità, ma anzi, attraverso i social, se ben utilizzati ed integrati si ottengono ottimi risultati.
Tutto molto giusto, ma…

siamo sicuri che il consiglio di Maile sia completamente corretto?

Ora vi racconto come mi è successo, guarda caso subito dopo aver ricevuto la mail dal Google Webmaster: stavo facendo un controllo su alcuni posizionamenti e notavo una leggera perdita di posizioni. Nell’approfondire l’analisi ho scoperto che alcuni link provenienti dalle mie lenses su Squidoo non esistevano più, sono quindi andata su Squidoo dove ho scoperto che è appena avvenuta la fusione tra Squidoo e Hubpages, che tutte le top lenses di Squidoo sono state spostate automaticamente su Hubpages, mentre pagine come le mie, ben fatte, con contenuto unico e originale ma che non trattano “hot topic” o temi di particolare successo, non solo non sono state trasferite (e mai lo saranno!) ma non sono più pubblicate. Ho quindi perso in un solo colpo dei link di qualità e un canale valido che mi dava visibilità.
Chi avrebbe mai immaginato che un pilastro del web americano come Squidoo fondato nel 2005 dal celebre Seth Godin, un giorno avrebbe chiuso i battenti!

Così quanto accaduto mi ha fatto riflettere sull’importanza di avere un proprio sito web che anche se impegnativo e costoso è qualcosa di tuo che nessuno potrà mai chiuderti o toglierti e che ti permette di costruire la tua presenza online mattone dopo mattone.
Tutti i canali esterni, per quanto importanti e a oggi non ignorabili, non sono sotto il nostro controllo e dall’oggi al domani potrebbero chiudere, fondersi con altri siti o cambiare le regole del gioco in corsa lasciandoci dal mattino alla sera con un pugno di mosche!

Quindi cara Maile, starei molto attenta nel dire che si può tranquillamente fare a meno di un proprio sito web per costruirsi la propria visibilità online perché stai dando un consiglio veramente pericoloso agli utenti che rischiano di costruire il loro progetto online su fondamenta fragili, instabili ed insicure. Fonte webmarketingnews.it

Psicologia nel marketing digitale

Ogni volta che abbiamo necessità di un bene o un servizio entrano in gioco moltissimi elementi sociologici e soprattutto psicologici, ecco perché comunicare e sviluppare strategie di marketing può essere considerata a tutti gli effetti una scienza.

In particolar modo, nel campo digitale, il marketing aumenta la propria complessità ed evolve in maniera tale che determinati principi di base debbano essere ripensati con l’integrazione di campagne di comunicazione create su misura del target di riferimento.

Alcuni principi aurei di psicologia del marketing:

1 Riprova Sociale

Parliamo di un principio della persuasione valido sia offline ed in particolar modo online. Anche senza volerlo, siamo incentivati ad acquistare un prodotto se anche altre persone in precedenza l’hanno fatto. Un esempio pratico? Siete prossimi a due ristoranti, in uno c’è molta gente, nell’altro poche persone, dove scegliereste di andare? La risposta è ovvia e spiega perché, in molti casi, vengono messi spesso bene in evidenzia i numeri dei mi piace che un articolo riceve. Stesso discorso vale per le pagine fan e sul perché lo stesso FB ci suggerisce di pubblicare/evidenziare il raggiungimento di un numero di mi piace accattivante; il principio è sempre lo stesso, se altre persone hanno già dato la propria approvazione, è più facile che anche altre persone facciano altrettanto.

reputazione

2 Reputazione

Strettamente legata al principio della riprova sociale, la reputazione è un elemento chiave per il web.

Nella vita “reale”, avere una buona reputazione è importante, online è vitale, se si considera che nel web tutti possono sempre trovare informazioni sul nostro conto, attingendo da tantissime fonti e soprattutto trovando elementi anche di vecchia data. Un commento negativo, può avere il potere di compromettere la nostra reputazione per molto tempo, a prescindere se sia giusto o meno.

Sempre basandosi sul principio di reputazione possiamo notare d’esser maggiormente influenzabili dai nostri amici , ecco perché TripAdvisor, sulle varie recensioni pone un risalto particolare prima alle critiche della nostra cerchia sociale: il commento di un amico/conoscente vale più di mille parole di tante altre persone.

3 Principio di scarsità

principio-scrsita

Il valore di un bene o un servizio lo determina il mercato.

Quando un determinato prodotto è particolarmente richiesto ma è difficilmente reperibile il prezzo può salire. Partendo da questa base, soprattutto le compagnie aeree, cercano di sfruttare – anche se in maniera poco ortodossa – il principio di scarsità.

A prescindere dal fatto che i prezzi dei voli cambino in continuazione in base alla richiesta, in molte occasioni troviamo dei viaggi con “soli due ultimi posti disponibili”. Ebbene, in molti casi, questo è solo un mero trucco. Un biglietto con un prezzo normale, risulta essere molto meno appetibile di un biglietto con lo stesso prezzo ma soggetto a limitazioni. La fretta e l’impulso di acquistare velocemente a causa della scarsità dei posti ci indurranno più facilmente a comprare (anche se ,in realtà, dovessero essere disponibili molti altri biglietti).

4 Principio della gratuità

“Se non stai pagando per qualcosa, non sei il cliente, sei il prodotto venduto”.

Tutto ciò che è gratis è per noi particolarmente appetibile, un principio universale, sempre valido. Anche se il prodotto che stiamo prendendo non è per noi fondamentale, per il solo fatto che sia gratuito siamo incentivati ad accettarlo sempre. Il punto è che il gratis non è mai realmente gratis.

Un caso tipico sono i social network come FB, riceviamo un servizio in cambio dei dati che forniamo (che verranno poi utilizzati per costruire un grafo sociale che descriva gusti e tendenze della popolazione). C’è Linkedin, dove anche se l’accesso è gratuito, per avere servizi aggiuntivi, siamo costretti a pagare, chi pagherà per questo lo farà per ottenere privilegi che interverranno anche sulle interazioni degli utenti standard.

Il Funnel

La psicologia del marketing si occupa dunque di analizzare e ottimizzare i fattori chiave che determinino il processo di acquisto (inteso come conversione/interazione ad alto valore) degli utenti sottoposti a messaggi pubblicitari.
Questo processo è universalmente riconosciuto come Funnel.
Consiste di fatto in un imbuto ipotetico in cui convergono tutti i visitatori di un sito (o più in generale, gli osservatori di un prodotto), che via via si trasformeranno in conversioni, dunque in azioni ad alto valore per il committente.

leads

I principi analizzati in cima a questo testo vengono quotidianamente adottati dai big del mercato digitale e frequentemente riadattati a seconda delle necessità dei più piccoli rivenditori di servizi e prodotti.

Ciascuno di questi principi ha il compito principale di convertire i visitatori in “leads”, cioè in connessioni, dunque in visitatori maggiormente proiettati verso il processo d’acquisto perché interessati al prodotto finale.

Conclusioni

I temi più analizzati in questo campo non sono mai mutati nel tempo: le pulsioni d’acquisto (volontarie, involontarie), l’analisi motivazionale, le tipologie di acquisto (razionale, compulsivo e altre tipologie), l’influenza dei processi sensoriali sulla valutazione dei prodotti (psicofisiologia della percezione) e i processi mentali attivi nelle fasi di scelta, valutazione e utilizzo dei servizi o prodotti (neuromarketing).

Lo scopo principale di una buona campagna di web marketing (o di marketing più ad ampio raggio) deve saper interagire perfettamente con un attento studio della strategia comunicativa costruita sulla base di elementi psicologici altamente determinanti a seconda dello scopo finale.

Non è possibile far prescindere la buona riuscita del lancio di un prodotto sul mercato da cause psicologiche volute o meno dai pubblicitari.

Qualsiasi prodotto o servizio che catturi la nostra attenzione, l’intera strategia comunicativa alle sue spalle e la campagna di marketing adottata nella fase di promozione, portano dietro un’attenta valutazione dei nostri bisogni più intimi e delle nostre paure, sanno offrirci una pronta soluzione ed per questo che sanno indurci in una valutazione positiva, che noi lo crediamo davvero o meno.

Articolo realizzato da weBoot 
fonte webmarketingnews.it

3 siti di qualità per fare article marketing

Dove pubblicare articoli? Ecco 3 siti di qualità, per fare article marketing

TurismoeCucina.it Per promuovere hotel, agriturismi, eventi, luoghi, e-commerce di prodotti alimentari, blog di ricette e qualsiasi altra attività legata all’enogastronomia. 
LaRecensione.it Su LaRecensione.it, potete inserire attività e aggiungere recensioni su qualsiasi cosa, è possibile inoltre pubblicare guest post. 
ProdottieServizi.net Un canale per pubblicare articoli di alta qualità, vengono accettati solo articoli dal contenuto inedito. 
fonte webmarketingnews.it

Ecommerce: 6 domande alle quali rispondere prima di iniziare

Se avete intenzione di aprire un e-commerce qui troverete 6 domande pilota che vi guideranno, almeno in fase preliminare, nelle prime e fondamentali scelte da fare!

Se siete alle prime armi e questa è la prima volta che vi avventurate in un’attività di vendita online usate questa griglia anche per capire la complessità e la mole di lavoro che vi aspetta! Eh si, perché purtroppo dovete sapere che vendere online non richiede solo un investimento economico importante per la piattaforma e la divulgazione, cioè il web marketing, ma necessita di un vostro impegno costante.

Ecco quindi 6 punti da valutare prima di imbarcarsi nell’avventura dell’e-commerce:

1- Hai già un nome a dominio e soprattutto un hosting?

Tutti i siti incluso l’e-commerce, necessitano di spazio web e nome a dominio [www.tuosito.com] , la loro scelta non è da sottovalutare perché un buon spazio web con un reparto assistenza valido e puntuale può fare la differenza! Quindi, non risparmiate sull’hosting (evitate Tophost e Aruba) ma vedetela in un’ottica di investimento che vi ritornerà senz’altro in futuro in termini di velocità di apertura del sito, numero di problemi ridotti o pari a zero, sistema di ticketing in grado di risolvere velocemente qualsiasi intoppo.

Ecco alcune caratteristiche che dovrebbe assolutamente avere il tuo spazio web:

  • Banda di traffico illimitata;
  • Gigabyte di spazio e non Megabyte;
  • Database senza limite di queries orarie;
  • La possibilità di abilitare la compressione Gzip.

Per ultimo, ricordate che il vostro spazio deve essere dotato di database, indispensabile per ogni tipo di e-commerce qualsiasi sia la piattaforma sia a pagamento che open source che utilizzerete.

2- Hai selezionato i prodotti da mettere online?

Sebbene i prodotti all’interno di un negozio online non siano statici, quindi varino molto nel tempo (offerte, novità, articoli esauriti, ecc…) è necessario capire su quali prodotti puntare, quali saranno i prodotti insomma che saranno più o meno sempre presenti perché in fondo rappresentano l’essenza del tuo negozio. Non solo, ma è necessario avere ben chiara anche la struttura organizzativa del menu, ovvero in quante categorie e/o sottocategorie presentare i propri prodotti!

3- Possiedi le foto in digitale e le descrizioni dei prodotti?

Che non si tratti di foto scadenti e testi copiati, ma foto fatte bene, che ben rappresentino il prodotto e testi che devono attirare visite e quindi puntare alle vendite. Come spiego nell’articolo precedente  questa è forse la fase più importante e sottovalutata, bisogna infatti dedicare molto tempo alla creazione di testi e realizzazione di foto che siano professionali, mostrino bene gli articoli in vendita e con testi interessanti ed esclusivi. Tutta questa fase è preliminare all’e-commerce o per lo meno si deve realizzare in concomitanza con lo sviluppo. Quindi mi raccomando:

  • No alle foto fatte di fretta col telefonino;
  • No due righe di testo per ogni prodotto;
  • No ai testi copiati dal fornitore nel caso di rivenditori.

4- Sai già dove vuoi vendere? Solo in Italia? Anche all’estero? Se si in che paesi?

Devi sapere che la scelta dei paesi influenza i costi di spedizione e le tasse da applicare e significa anche lavoro in più sia per lo sviluppo che per la promozione. Bisogna quindi valutare molto bene la decisione di vendere anche all’estero perché comporta senz’altro costi maggiori ma soprattutto un’organizzazione e una logistica all’altezza, oltre a requisiti banali come parlare fluentemente le lingue straniere!

5- Quale sistema di pagamento adottare?

Gli e-commerce di tutto il mondo, si affidano al bonifico bancario o vaglia postale per chi non si fida a lasciare i propri dati della carta di credito, il contrassegno per i più diffidenti (anche se il contrassegno è piuttosto costoso e alcuni corrieri poco seri ne approfittano, infatti ritirando i soldi per conto del commerciante restituiscono il denaro con tempi molto dilatati) e la carta di credito attraverso Paypal per i più! Certo la carta di credito è indispensabile perché permette un pagamento immediato e veloce, ma l’isituto di credito a cui affidarsi è la scelta importante. Spesso si pensa di affidare questo delicatissimo e fondamentale passaggio alla propria banca, che per quanto potrà essere competitiva e seria, magari non ha esperienza in ambito di applicativi web per pagamenti online via carta di credito! Quindi state molto attenti e soprattutto parlatene sempre e prima con lo sviluppatore della piattaforma di e-commerce. A oggi comunque il sistema più diffuso e conosciuto (e che mi sento di consigliarvi) è Paypal che permette il trasferimento di denaro da account ad account a costo zero e la possibilità di pagare con le più diffuse carte di credito. Si tratta di una struttura ben testata sul web e utilizzata da tantissimi e-commerce, è infatti sinonimo di sicurezza, garanzia e velocità del servizio. Per quanto il costo delle commissioni sia un pochino sopra la media, vi garantisco che è ben poca cosa rispetto alla certezza di un meccanismo perfettamente funzionante.

6- Hai a disposizione una o più persone da dedicare all’e-commerce?

A differenza di quanto si crede l’e-commerce è molto impegnativo, richiede una cura costante da parte del negoziante che all’inizio deve selezionare i prodotti, preparare accuratamente le schede (testi e foto), contattare gli spedizionieri e prendere accordi per i costi. Quando poi l’e-commerce è stato pubblicato si deve occupare di tenere aggiornato il catalogo: aggiungendo novità, mettendo i prodotti in offerta e spubblicando prodotti non più in vendita, si deve occupare della spedizione celere degli ordini e deve dedicarsi alla customer care, rispondendo velocemente sia per telefono che via mail a eventuali richieste, domande o dubbi. Infine è spesso necessario a scopo divulgativo avere un blog aziendale e una serie di social network, attività che sebbene improntate e avviate da un’agenzia, sarebbe utile e meno dispendioso, fossero gestite internamente. Gli e-commerce di successo dispongono infatti di personale dedicato ad ogni area di attività dalle spedizioni alla customer care, dalla gestione dei contenuti alla divulgazione sui socials, per quanto all’inizio le risorse possono essere limitate è importante avere alcune figure specializzate che seguano costantemente il negozio per permettergli di crescere.

Insomma non sottovalutate l’impegno in termini economici e di tempo che necessita un e-commerce che vuole avere successo online fonte webmarketingnews.it

ANCHE TU RICICLI I CONTENUTI?

Recentemente ho riflettuto spesso sul concetto ormai abbondantemente usato e abusato di CONTENT IS KING!

L’idea alla base è apprezzabile e dovrebbe aiutare a rendere il web migliore: creare contenuti unici e originali, interessanti, scritti correttamente, ecc… ecc…. E’ così partita, ormai da un po’, la corsa ai contenuti. Si! Perché se si vuole saltare all’occhio di Google, scalare le serp e avere un’audience bisogna scrivere, scrivere e scrivere!!

Questo a mio avviso non ha però prodotto un effetto molto positivo, perché ci ha spinti ad una sorta di congestione del web, alla creazione di contenuti-spazzatura, non nel senso di duplicati o scritti male, ma ridondanti, senza appeal e scritti solo perché richiesti da Google.

Ho letto recentemente un articolo su una rivista americana che addirittura consigliava la tecnica del “frullatore“, ovvero di non affannarsi a trovare sempre contenuti nuovi e inediti ma sfruttare la stessa notizia per riproporla in forma e modi diversi, così con un’informazione unica si può creare un articolo per il blog aziendale, aggiornare i social network, magari farci anche dell’article marketing.

Risultato? Riempire il web di contenuti, intasare tutti i canali a disposizione con la stessa notizia frullata, rimestata e modificata. Alzi la mano chi si ricorda della Markov Chain… e soprattutto chi crede che forse ci siamo ridotti ad essere dei generatori automatici di contenuti unici ed originali.

E se domani Google ci dicesse che sono importanti solo le foto? cosa faremmo? Abbandoneremmo i contenuti per diventare dei provetti fotografi? Forse il punto di riflessione non è tanto su Content is King, quanto su GOOGLE IS EMPEROR! Fonte webmarketingnews.it

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